27 agosto 2014

Le sfide del calcio italiano

Il decreto legge 119/14 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.194 del 22 agosto. Le misure anti-violenza, approvate dal Consiglio dei ministri solo qualche settimana fa, entrano quindi in vigore. Giusto in tempo per l’inizio della nuova stagione sportiva, che dovrà essere – necessariamente – diversa da quella passata. A differenza di quanto accaduto negli ultimi otto anni, nel corso dell’ultimo campionato le gare durante le quali si sono verificati scontri sono state tornate a crescere, toccando quota 59. Nel 2012-2013, furono 43. Così come sono cresciuti i feriti tra le forze dell’Ordine: 62 contro i 33 dell’anno precedente. Un numero comunque in calo dell’85% rispetto al 2005/2006. L’aumento degli episodi di violenza e la morte di Ciro Esposito, tifoso del Napoli ferito poche ore prima della finale di Coppa Italia a Roma, hanno convinto il governo ad inasprire le norme sul Daspo (divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive). “Lo Stato – ha concluso il ministro dell’Interno Alfano nel presentare il decreto legge, approvato l’8 agosto dal Cdm – non accetterà più che violenti, non tifosi, ma facinorosi, possano ancora avvicinarsi agli stadi”. Stadi sempre meno frequentati, a dir la verità. “Le stime – osserva il Corriere della Sera – prevedono 50 mila abbonati in meno per la prossima stagione (al netto delle squadre promosse e retrocesse)”. Un trend forse influenzato anche dall’aumento dei prezzi di alcuni abbonamenti. “Bastino – prosegue il Corriere della Sera – le percentuali medie di Juventus (+6,9%), Fiorentina (+6%), Milan (+5,5%) e Roma (+4,5%)”. I tifosi non sono tuttavia gli unici ad essere sempre meno attratti dal calcio italiano. Sette squadre della Serie A non hanno ancora uno sponsor sulle proprie maglie da gioco (Cesena, Fiorentina, Genoa, Lazio, Palermo, Roma e Sampdoria). “Un record negativo mai registrato in Italia e ovviamente – commenta La Stampa – l’ennesimo campanello d’allarme sull’appeal in pericoloso ribasso della Serie A”, che annualmente riceve ‘soltanto’ 15,750 milioni di euro dalla Tim, sponsor principale del torneo. Una cifra lontanissima dai 150 milioni di euro investiti (dal 2013 al 2016) dalla Barclays, main sponsor della Premier League, e che tuttavia non soddisfa i club inglesi, pronti a bandire un’asta per la sceglierne uno nuovo. Magari più facoltoso. La prossima si preannuncia quindi una stagione difficile. La prima dell’era Carlo Tavecchio, eletto presidente della FIGC l’11 agosto scorso e che in occasione del primo consiglio federale della sua gestione ha cancellato – intervenendo sui testi degli art. 11 e 12 del codice di giustizia sportiva – le pene per “discriminazione territoriale”, che tanto avevano fatto discutere lo scorso anno. A proposito: martedì, il procuratore federale Stefano Palazzi ha deciso di archiviare il procedimento aperto nei confronti del numero uno della federazione per “le frasi pronunciate durante l’Assemblea del 25 luglio 2014” (“Opti Poba prima mangiava banane e ora è titolare alla Lazio”). “Non sono emersi fatti di rilievo disciplinare”, ha spiegato Palazzi. Nessun passo indietro invece dalla UEFA

18 agosto 2014

Chi finanzia CONI e FIGC

L’annuncio è arrivato alle 20 e 18 del 14 agosto. “Abbiamo trovato l’accordo con Antonio Conte: sarà – dichiarava il presidente della FIGC Carlo Tavecchio – il nuovo c.t. azzurro”. Mentre parte dei dettagli dell’accordo sono stati resi noti qualche minuto dopo. L’ormai ex allenatore della Juventus guiderà così la nazionale per 3,5 milioni di euro l’anno, bonus inclusi, fino – salvo imprevisti – al 31 luglio del 2016. Una cifra simile a quella percepita quando sedeva sulla panchina del club bianconero (ovvero: 3,5 milioni netti a stagione) ma superiore al compenso del suo predecessore Cesare Prandelli: 1,7 milioni di euro netti (3,2 lordi). La FIGC pagherà solo parte del compenso (tra gli 1,6 e gli 1,7 milioni di euro) il resto verrà invece garantito dagli sponsor, che assieme a via Allegri dovranno sborsare complessivamente circa 14 milioni di euro per il biennio 2014 – 2016. Una decisione in linea con la necessità di contenere le spese di una federazione che può contare su fondi consistenti e su 1.362.406 tesserati, così ripartiti: 1.098.450 calciatori, 22.137 tecnici, 34.409 arbitri e 207.410 dirigenti (dati Report Calcio 2013). “Il calcio – osservava il rapporto in questione – si conferma anche nella stagione 2012-2013 lo sport più praticato in Italia”. Annualmente la FIGC incassa dalla pubblicità e dalle sponsorizzazioni poco più di 38,5 milioni di euro (la Puma – da sola – ne investe circa 14 l’anno). I restanti sponsor (Tim, Compass, Fiat, Uliveto, Dolce e Gabbana, Pai, Generali, Alitalia, Nutella e Garnier Fructis) provvedono al resto. Eppure per quest’anno via Allegri prevede entrate per circa 160 milioni di euro (precisamente: 159.561.820), poco meno rispetto a quanto incassato nel 2013 (174 milioni di euro). Oltre 15 milioni (15.632.172 euro) provengono dalle “quote degli associati” e 34,5 milioni dai “ricavi da manifestazioni internazionali”, che “comprendono i ricavi per diritti televisivi, contributi da Federazioni internazionali, ed ulteriori ricavi da manifestazioni”, come specificato nella Relazione al Budget 2014 della FIGC. Ma buona parte delle entrate – 68.596.956 di euro – viene garantita dal CONI, a sua volta finanziato annualmente dal ministero per l’Economia e la Finanza (MEF) che per quest’anno mette a disposizione di largo De Bosis 411 milioni di euro. Solo una parte (150 milioni di euro) viene assegnata alle 45 federazioni riconosciute – FIGC compresa – dal comitato olimpico e ai loro 11 milioni di tesserati. Detto questo, come vengono investiti i 160 milioni di euro della FIGC? “Ne servono ben 46 solo per retribuire gli ufficiali di gara”, osserva Tommaso Rodano su Il Fatto quotidiano. “Altri 46 – prosegue – sono destinati allo svolgimento delle varie attività delle Nazionali (maschili, femminili, di calcio a 5 e Beach Soccer). Nel bilancio federale ci sono altri due capitoli di spesa assai corposi e specificati tutt’altro che bene. Costo del personale: 15,8 milioni di euro. Spese generali: 20,8 milioni di euro”. Voci di spesa sostenuti grazie agli introiti garantiti da sponsor, vendita di biglietti e diritti televisivi. Oltre che dal contributo del CONI, che – ricordiamo – viene finanziato completamente dal MEF. Non è detto quindi che in un futuro (più o meno prossimo) le cose possano cambiare. Anche in peggio, s’intende. Un problema che al Foro italico sembrano avere a cuore. “Il nostro tumore è la mancata autonomia finanziaria, purtroppo siamo ancora legati al finanziamento pubblico”, denunciò il presidente del CONI Giovanni Malagò a margine della Lectio Magistralis Lo Sport che vorrei lo scorso giugno. “L’ultima volta abbiamo ottenuto dallo Stato 411 milioni di euro, ma – si chiedeva Malagò, concludendo il suo ragionamento – il prossimo anno cosa accadrà? Forse riuscirò ad ottenere gli stessi soli. Una cifra che però non basta a mandare avanti lo sport italiano”.