Il campionato non è ancora finito, ma una cosa è più che
evidente: chi è nato dopo il primo gennaio del 1994 ha avuto poche occasioni di
mettersi in mostra in Serie A. Questo è quanto emerge da uno studio (Minutes
played by U20) condotto dal Cies, l’Osservatorio sul calcio di Neuchatel. E
così dall’inizio dell’attuale stagione sportiva i nostri giovani hanno avuto la
possibilità di calcare i campi da gioco per 13.992 minuti complessivi, poco più
della metà rispetto a quanto accaduto nella Ligue 1 (la Serie A francese, tanto
per intenderci) che con i suoi 26.337 minuti è il campionato dove gli under 20
sono stati chiamati in causa più a lungo rispetto ai loro colleghi/coetanei in
altri tornei europei. Distanti Bundesliga (23.877 minuti), Premier League (17.669),
Liga spagnola (14.863) e poi – come già anticipato – la ‘nostra’ Serie A,
ultima in questa speciale graduatoria. Entriamo però nel dettaglio: Ibrahima
Mbaye del Livorno (a quota 1.944 minuti) guida la top ten italiana, staccando
di qualche minuto Domenico Berardi del Sassuolo (1.914 minuti). Ci sono poi
Nicola Murru del Cagliari con 1.622 minuti, Marco Benassi, che con la maglia
del Livorno ha giocato 1.460 minuti, Bruno Fernandes dell’Udinese (1.320),
Mateo Kovacic dell’Inter (1.255 minuti), il portiere dell’Udinese Simone
Scuffet (1.170 minuti), Baldé Keita della Lazio (1.012 minuti), il romanista
Alessio Romagnoli (611 minuti) e il cagliaritano Dario Del Fabro con ‘soli’ 270
minuti. L’under 20, che in assoluto ha giocato di più, è al momento Matthias Ginter,
nazionale tedesco e difensore centrale del Friburgo, con 2.769 minuti. Saul
Niguez, mediano del club spagnolo Rayo Vallecano, è secondo con 2.737 minuti.
Terzo (con 2.732 minuti) Luke Shaw, terzino sinistro del Southampton, classe
’95. La Serie A non è quindi uno dei campionati più adatti a chi, ancora non
ventenne, vuole diventare calciatore. Ma questa, a pensarci bene, non è una
novità. Già nel corso della stagione scorsa (2012-2013), secondo l’Annual
Review 2013 del Cies, la Serie A è stato il torneo con l’età media più alta: 27
anni e 4 mesi. Niente a che vedere con quanto accaduto in Germania e in Francia
– rispettivamente prima e seconda – con 25.7 e 26.4. Sempre secondo
quest’ultimo rapporto, la ‘nostra’ Serie A è stata anche il campionato dove –
ad eccezione della Premier League – i club hanno preferito giocatori
provenienti da altri Paesi (il 52,2% dei calciatori era infatti di nazionalità
straniera). In pochi sembrano quindi seguire i consigli dell’ex commissario
tecnico dell’Italia e attuale coordinatore delle nazionali giovanili azzurre,
Arrigo Sacchi. “Il calcio giovanile in Italia – osservava in un’intervista di
qualche giorno fa a La Repubblica – è una vera e propria miniera d’oro, ma
ancora non abbiamo compreso come valorizzare i talenti e come aiutarli nella
loro crescita”.
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