Claudio Lotito sostiene di
avere degli ottimi motivi per chiedere la modifica dell’articolo 16-bis delle
norme organizzative interne federali. Quello che “non ammette partecipazioni o
gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o
indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica”. “La
multiproprietà, da ammettere solo in campionati diversi, si fa preferire per
tre motivi: tutela la vocazione dei territori, una tutela sociale a difesa
dell’anima nostrana dei 100 campanili, rispetto alle seconde squadre di grandi
club che toglierebbero spazio e risorse a società minori ma radicate; serve a
incrementare i ricavi e a valorizzare i giovani”, ha spiegato soltanto qualche
giorno fa il presidente della Lazio nelle vesti di consigliere federale. “Per
altro – ha proseguito Lotito, intervenendo in conferenza stampa a margine del
consiglio federale di venerdì – è ammessa tra serie pro e Dilettanti. In caso
di promozione e di compresenza, il doppio proprietario avrebbe 30 giorni per
cedere il club neo-promosso”. L’attuale presidente di Lazio e Salernitana
vorrebbe quindi introdurre così una modifica al regolamento italiano, che
permette le multiproprietà seppure in una forma differente da quella proposta
dal nuovo corso della Federcalcio. I presidenti italiani non sono nuovi a
situazioni del genere, già in passato molti di loro hanno occupato il vertice
di più società contemporaneamente. La famiglia Gaucci fu proprietaria del
Perugia in Serie A e della Viterbese in C1 fino al 2001 e poi di Perugia e del
Catania, ceduto nel 2004 ad Antonino Pulvirenti. Una storia simile a quella di
Franco Sensi, patron della Roma e del Palermo fino a quando – con la promozione
dei rosanero dalla Serie C1 alla B nel 2000-2001 – la presidenza fu affidata a
Sergio D’Antoni. Dal 1992 fino al 2000, l’allora presidente del Parma Calisto
Tanzi – oltre a possedere il club emiliano – controllava anche il Palmeiras. Le
cose non sono cambiate neanche ai giorni nostri sia in Italia (la famiglia
Pozzo è proprietaria dell’Udinese, del Granada in Spagna e del Watford, club
inglese che milita in Championship) sia in Europa, dove peraltro la UEFA vieta
la possibilità di possedere due o più squadre partecipanti nelle competizioni
continentali. All’estero esistono esempi di multiproprietà – o partnership – ma
tra club di Paesi diversi. Lo sceicco Mansour, proprietario del Manchester
City, possiede anche una parte dei New York City FC, dei Melbourne Heart e
recentemente ha acquistato una quota (il 20%) dello Yokohama F-Marinos.
L’azienda Red Bull ha invece deciso di investire, acquistandone la proprietà
per poi associarne il proprio brand, su molti club sparsi per il mondo: i New
York Red Bulls, i Red Bull Salisburgo, i Red Bull Brazil e i Red Bull Lipsia in
Germania. Casi come quello di Claudio Lotito, proprietario di due club
professionistici grazie ad una deroga del regolamento, non ve ne sono.
Nessun commento:
Posta un commento