Concedeteci
una riflessione: in poco meno di una settimana, i tifosi della Lazio hanno
acquistato ben 10 mila maglie-bandiera. Ripetiamo: 10 mila. In pratica, tenendo conto dei minuti trascorsi dal giorno
del lancio sul mercato ad oggi, è stata venduta una maglietta ogni sessanta secondi per un incasso complessivo che
sfiora il milione di euro. Le scorte sono andate così esaurite in men che non
si dica e chi non ha avuto ancora modo e maniera di acquistarne una dovrà
attendere (pazientemente) un mese: il tempo necessario alla Macron, sponsor
tecnico dei biancocelesti, per rifornire i punti vendita del club capitolino. Quella dei tifosi laziali è stata una
dimostrazione d’amore verso una maglia, il cui ritorno è stato a lungo
desiderato, e la prova tangibile che accontentare le richieste dei tifosi paga.
Un’equazione che le società italiane dimostrano di comprendere soltanto
raramente.
In
Italia, infatti, le cose potrebbero migliorare. Sotto tutti i punti di vista. Il
nostro è un calcio dipendente dalla vendita dei diritti televisivi, il
merchandising rappresenta – il più delle volte, sia inteso – soltanto un
elemento accessorio e non determinante nella vita economica di un club. Eppure
vendere una maglietta è un gesto semplice che, se ripetuto centinaia di volte,
può rappresentare una fonte di guadagno notevole. Proprio come accaduto per la
Lazio negli ultimi giorni. “La
contraffazione e i prezzi elevati (il costo medio di una maglia è di poco
superiore ai 70 euro, ndr) sono due
grandi ostacoli”, osservava soltanto qualche tempo fa parlando a Lazialità Matteo Perri, fondatore del sito passionemaglie.it. Ostacoli che non hanno comunque impedito alle
società di Serie A di vendere un milione
e mezzo di magliette dall’inizio della stagione sportiva al dicembre appena
scorso, come riferito da Rivista
Undici. Eppure con molta probabilità il potenziale del nostro campionato non
è pienamente espresso: tantissimi sono le persone che seguono – con più o meno
entusiasmo – un club di Serie A (18,8
milioni, come ammesso dal presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta nel corso di un’intervista a La Gazzetta dello Sport). Non
tutti sono però disposti a fare ‘pazzie’ per la propria squadra del cuore,
anzi. Stando a quanto rilevato dall’Eurispes in occasione del 26esimo Rapporto Italia, il 77% dei tifosi ha confessato di non spendere niente per comprare un
prodotto ufficiale: poca cosa rispetto a quanto accade nel resto d’Europa.
Si
prenda in considerazione la Premier League. Secondo
il Football Money League 2015 della
Deloitte, tutti i club del massimo
campionato inglese compaiono nella classifica che include le società con i più
alti ricavi al mondo. Otto delle quali (Manchester United, Chelsea,
Manchester City, Arsenal, Liverpool, Everton ed Tottenham) hanno conquistato un
posto tra i primi venti a disposizione. Una
performance possibile grazie alla vendita dei diritti tv locali ed
internazionali – ripartiti tra i club, seguendo parametri molto diversi dai
nostri – che ha prodotto introiti per circa
1,8 miliardi di euro (all’incirca il doppio di quanto ha incassato la
‘nostra’ Serie A) ma anche per mezzo dei ricavi
commerciali, che – ad onore del vero – include anche le sponsorizzazioni e
non soltanto il merchandising. A cui è
possibile ricondurre il 44% (226 milioni di euro) degli introiti dei Red Devils (i
ricavi commerciali della Juventus, la prima italiana in classifica, sono stati pari a 85 milioni: il 30%
dei ricavi complessivi) . Il resto, tornando al Man United, è ripartito dalla
vendita dei biglietti per le partite (129 milioni) e dei diritti tv (169
milioni). Per una cifra complessiva che tocca i 518 milioni di euro. Abbastanza
per accomodarsi al secondo posto nella TOP 20 guidata (per il decimo anno
consecutivo) dal Real Madrid con 549 milioni. Insomma: cose semplici, come
vendere un prodotto con i colori e il logo del club, e cose più complesse, come
stringere un’alleanza commerciale o trovare uno sponsor pronto a sborsare
milioni per imprimere il proprio marchio sulle divise da gioco, sono più
importanti di quanto vogliano credere alcuni presidenti della Serie A.
Incidenza dei ricavi commerciali su
quelli complessivi:
·
Real
Madrid 42% (231 milioni di euro)
·
Manchester
United 44% (226.4 milioni)
·
Bayern
Monaco 60% (291.8 milioni)
·
Barcellona
38% (185.7 milioni)
Nota a margine: Ci sono poi alcuni casi che possiamo
(liberamente) definire eccezionali, si veda il Bayern Monaco. Nel corso della
stagione scorsa, il club tedesco ha venduto un milione 300 mila magliette: più
di tutte le altre squadre della Bundesliga messe insieme.
(Articolo pubblicato su lazialita.it il 31 gennaio del 2014)
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