“Il Brasile non è come la Germania”. L’ovvia osservazione è
di Jérôme Valcke, segretario generale della Fifa, che a poche settimane
dall’inizio del mondiale brasiliano si è sentito in dovere di avvisare chi
raggiungerà il Paese sudamericano per assistere al torneo. “Il mio avvertimento
per i tifosi – ha proseguito Valcke – è questo: assicuratevi che tutto sia a
posto. Non sarà possibile, ad esempio, dormire in spiaggia”.
Eppure nella metropoli brasiliana, dove verranno disputati
sei incontri dei sessantaquattro in programma per il mondiale e che accoglierà
per l’occasione almeno 400 mila turisti, molto è stato fatto per rendere la
città più sicura. Soprattutto laddove garantire l’ordine pubblico è sempre
stato difficile: le favelas, che secondo le stime ospitano oltre 1.500.000 di
persone. E così l’assessore alla pubblica sicurezza della capitale brasiliana,
José Mariano Beltrame, si è affidato alle UPP (l’Unidades de Policia
Pacificadora), che possono contare sull’apporto di un gran numero di agenti
(12.500, in tutto) addestrati nel centro di reclutamento della Policia Militar.
Il rapporto agenti/cittadini è così cresciuto fino ad una media di 30 ogni
mille abitanti. E anche se tutto ha un costo molto elevato (233 milioni di euro
l’anno, ovvero 720 milioni di Reais) il piano di “pacificazione” sta ottenendo
risultati significativi: secondo i dati dell’Istituto di pubblica sicurezza
(Instituto de Segurança
Pública), le vittime di morte violenta sono diminuite del 75% mentre “i furti si sono ridotti di oltre il 50%”. Tuttavia, dal 2013 e considerando i dati relativi all’intero Stato di Rio de Janeiro, emergono aspetti meno rassicuranti: a gennaio 2014, gli omicidi sono stati 482 contro i 389 dello stesso periodo dell’anno precedente (+23,9%), così come sono in crescita gli scippi (+17%), i furti d’auto (+19%) e i tentativi d’omicidio (+7%). Un progetto, quello delle UPP, che solleva qualche dubbio sulla sua efficacia e molti consensi – almeno apparentemente – tra gli abitanti di Rio de Janeiro: secondo un sondaggio della fondazione Getulio Vargas, l’87% degli abitanti di Santa Marta e il 93% di quelli di Cidade de Deus, 2 delle 34 comunità ‘pacificate’, sostiene con favore l’operato della polizia. Al momento, le UPP installate sono state 34 nelle 226 comunità di Rio de Janeiro, la prima fu a Santa Marta in Botafogo il 19 dicembre del 2008.
Pública), le vittime di morte violenta sono diminuite del 75% mentre “i furti si sono ridotti di oltre il 50%”. Tuttavia, dal 2013 e considerando i dati relativi all’intero Stato di Rio de Janeiro, emergono aspetti meno rassicuranti: a gennaio 2014, gli omicidi sono stati 482 contro i 389 dello stesso periodo dell’anno precedente (+23,9%), così come sono in crescita gli scippi (+17%), i furti d’auto (+19%) e i tentativi d’omicidio (+7%). Un progetto, quello delle UPP, che solleva qualche dubbio sulla sua efficacia e molti consensi – almeno apparentemente – tra gli abitanti di Rio de Janeiro: secondo un sondaggio della fondazione Getulio Vargas, l’87% degli abitanti di Santa Marta e il 93% di quelli di Cidade de Deus, 2 delle 34 comunità ‘pacificate’, sostiene con favore l’operato della polizia. Al momento, le UPP installate sono state 34 nelle 226 comunità di Rio de Janeiro, la prima fu a Santa Marta in Botafogo il 19 dicembre del 2008.
Le operazioni di polizia, a volte necessarie per ristabilire
l’ordine pubblico, spesso si concludono in modo tragico: secondo il Forum
brasiliano di pubblica sicurezza, un’organizzazione non governativa che
raccoglie i dati ufficiali degli organi statali e federali, 1.890 persone sono
morte nel corso delle operazioni di polizia nel 2012 (circa 5 morti al giorno).
Solo a Rio de Janeiro e San Paolo gli omicidi nel primo semestre del 2013 sono
stati rispettivamente 362 e 165. Un numero elevato, ma forse sottostimato e
così “nel tentativo di evitare insabbiamenti di omicidi illegali da parte della
polizia – osserva Human Rights Watch nel suo World Report 2014 – il governo di
San Paolo ha adottato una risoluzione nel gennaio del 2013 che vieta alle forze
dell’ordine di rimuovere i corpi delle vittime dalle scene delle sparatorie”.
Il mondiale – e la successiva Olimpiade, che si terrà nel
2016 – rappresenta un banco di prova per le autorità brasiliane, il cui operato
è apparso spesso discutibile: dal giugno del 2013, molte sono state le
manifestazioni contro i servizi pubblici inadeguati e gli alti costi sostenuti
per l’organizzazione della coppa del mondo. “In diversi casi – denuncia Human
Rights Watch – la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, pepe spray e
proiettili di gomma in modo sproporzionato”. Le cose potrebbero però
peggiorare: “coloro che scenderanno in strada per manifestare durante il torneo
– denuncia Amnesty International – rischiano di andare incontro a una violenza
indiscriminata da parte della polizia e dell’esercito, che stanno aumentando
gli sforzi per controllare le proteste”. Un timore giustificato da quanto
accaduto – e certificato da un rapporto di Amnesty (Loro usano la strategia della paura. Proteggere il diritto di manifestazione in Brasile) – nell’ultimo
anno e da alcune proposte di legge esaminate dal Parlamento brasiliano, “che
rischiano di limitare ulteriormente il diritto di manifestazione pacifica”.
“Una bozza di legge – denuncia l’organizzazione internazionale – prevede una
più ampia definizione di terrorismo, fino a comprendere il danneggiamento di
beni e servizi essenziali”.

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