L’assegnazione dei diritti televisivi per il triennio 2015-2018
ha trovato il suo epilogo. E così Sky trasmetterà tutto il campionato di calcio
sul satellite, mentre gli abbonati Mediaset potranno vedere soltanto le gare
delle cosiddette “big”: Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma (pari però
all’86% dello share). Da parte sua, la Lega Serie A ha rinunciato a 130 milioni
di euro rispetto a quanto prospettato all’apertura delle buste, incassandone
945: 572 provenienti da Sky i restanti 373 dall’azienda del gruppo Finivest,
che tuttavia ottiene la possibilità di trasmettere in esclusiva sul digitale
terrestre.
La piattaforma di Rupert Murdoch paga così qualcosina in più
rispetto al contratto in essere (8 milioni di euro), riuscendo però a
trasmettere 132 partite in esclusiva (78 in più rispetto ad ora). Superiore se
confrontata a quella attuale – ferma a 277 milioni di euro – anche la spesa per
Mediaset, pari a 373 milioni per un numero inferiore di partite. La questione è
semmai è un altra: presentando un’offerta (più alta rispetto a quello delle
concorrenti, in realtà) per il pacchetto B (quello assegnato poi da Mediaset),
Sky avrebbe voluto – per la prima volta e grazie ad un accordo con Telecom
Italia Media Broadcasting – ottenere la possibilità di trasmettere anche sul
digitale terrestre. Di qui le ‘proteste’ della società di Cologno Monzese,
secondo cui un’eventualità simile avrebbe rappresentato una violazione della
legge Melandri oltreché un danno per i consumatori e alla concorrenza. Di
diverso avviso Sky, secondo cui l’assegnazione dei diritti televisivi non
sarebbe dovuta avvenire “attraverso criteri arbitrari e non previsti dal bando
di gara”. Cosa che – sostanzialmente – è avvenuta: Mediaset ha ottenuto il
pacchetto B nonostante un’offerta inferiore rispetto a quella di Sky (373
contro 420 milioni di euro). Al di là di tutto, i club hanno quindi rinunciato
ad una parte di introiti, quelli provenienti dalla vendita dei diritti
televisivi e che rappresenta la parte più consistente degli incassi totali. Secondo
l’Annual Review of Football Finance 2013 della Deloitte degli oltre 1,6
miliardi di ricavi, ben 932 sono riconducibili alla cessione dei diritti tv.
Piccolo appunto: il budget triennale, su cui potranno contare i club di Serie
A, è destinato tuttavia a crescere. Restano infatti da assegnare i pacchetti
relativi alla Coppa Italia e alla Supercoppa italiana (dal valore di circa 25
milioni di euro) e quello per i programmi in chiaro, per una cifra compresa e i
20 e 25 milioni.
Le società italiane
dovrebbero quindi diversificare le fonti di ricavo. Magari anche attraverso la
partecipazione alle competizioni continentali come la Champions e l’Europa
League, che solo nell’ultima stagione hanno garantito ai club nostrani – in
termini di premi partecipazione e bonus maturati in base ai risultati
conseguiti – 145 milioni di introiti sui 1.113 milioni di euro complessivamente
distribuiti dalla UEFA. La parte più consistente è spettata al Real Madrid,
club vincitore dell’ultima Champions League: 57,4 milioni di euro. Una cifra –
nonostante il titolo conquistato – superiore soltanto di poco a quella
incassata dalla Juventus, prima tra le italiane, pari a 50 milioni di euro: 43
dei quali sono riconducibili alla Champions League e i restanti 7 all’ex Coppa
UEFA, che complessivamente ha garantito 209 milioni di euro in dividendi (nello
specifico e per quanto riguarda i ‘nostri’ club: 9,5 milioni di euro sono
andati alla Lazio, 8,2 alla Fiorentina e 1,6 al Napoli per l’eliminazione agli
ottavi). Forte della sua partecipazione alla Champions League, la società
partenopea ha incassato ulteriori 40 milioni di euro. Un risultato migliore
rispetto a quello del Milan, unico club italiano ad aver superato la fase a
gironi della massima competizione continentale: 37,6 milioni di euro.
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