L’Inghilterra si è tolta poche soddisfazioni ai Mondiali di
calcio. Sono quindi inevitabili le attese attorno alla Nazionale inglese ogniqualvolta
quest’ultima conquisti la qualificazione alla Coppa del Mondo. Cosa che negli
ultimi anni è accaduta con una certa frequenza (1998, 2002, 2006 e 2010), ma
non con altrettanta fortuna: gli inglesi non sono infatti mai andati oltre i
quarti di finale. In Sudamerica, Roy Hodgson e i suoi ragazzi cercheranno così
di scrivere un epilogo diverso da quelli recenti. Un obiettivo non impossibile,
certo. Ma sicuramente difficile: l’urna di Costa do Sauipe, un resort poco
distante da Salvador de Bahia dove nel dicembre scorso si sono svolti i
sorteggi, non è infatti stata benevola, riservando all’Inghilterra Nazionali
“ostiche” come l’Italia, che affronterà in occasione della gara d’esordio,
l’Uruguay e il Costa Rica. Un girone di ferro, al quale gli inglesi cercheranno
di sopravvivere smentendo qualche connazionale poco fiducioso.
A Londra e dintorni in molti non credono alla possibilità
che l’avventura di Hodgson e ragazzi duri più di tre gare. In un rapporto,
stilato per valutare la possibilità di tenere aperti i pub durante le partite
del Mondiale trasmesse a notte inoltrata, il ministero degli Interni non ha
nascosto il suo pessimismo sull’esito della spedizione inglese oltreoceano:
"Mentre l’Inghilterra è certa di giocare le partite del primo periodo della
competizione, è – si legge nel report – altamente probabile che non giocherà
quelle successive". Evidentemente chi ha stilato il documento condivide i
timori e le preoccupazioni del Presidente della Federcalcio britannica, Greg
Dyke, colto nel corso del sorteggio mentre con un dito mimava il gesto del
taglio della gola. Eppure Wayne Rooney, attaccante fondamentale per il gioco
degli inglesi e per l’occasione chiamato in causa da Hodgson, si dice
fortemente convinto del contrario. "Credo che possiamo andare lontano.
L’Inghilterra ha grandi giocatori e il nostro obiettivo è quello di
vincere", ha ribadito a pochi giorni dall’inizio della competizione. Una
convinzione che il giocatore del Manchester United ha cercato di trasmettere ai
suoi compagni: "Abbiamo una squadra giovane e con tanta energia, come mai
abbiamo avuto in precedenza. Sarà una grande esperienza per noi e sono convinto
che faremo bene". Magari approfittando delle pressioni con cui dovranno
fare i conti gli Azzurri di Prandelli ("Tutti si aspetteranno che battano
noi e tutte le altre squadre del girone. In Italia, – ha infatti osservato il
c.t. inglese a tre settimane dal Mondiale, – funziona così, ci ho lavorato.
Anche se credo – ha concluso – che questo sia comune a tutte le Nazionali").
Mission: Brazil 2014
Insomma: Rooney come Hodgson. Anche il commissario tecnico
ha infatti dimostrato di avere le idee ben chiare fin dall’inizio, convocando
immediatamente 23 giocatori, senza “sfruttare” la possibilità di chiamarne 30
per poi puntare – “scartandone” sette – su quelli nella condizione fisica
migliore. "Questa squadra – ha commentato l’ex allenatore dell’Inter,
presentando alla stampa la lista dei convocati, – è un mix di gioventù ed
esperienza". Hodgson non ha così esitato ad affidarsi a quelli che – a suo
dire – sono i giocatori migliori che al momento il calcio inglese può offrire.
Ma per affrontare al meglio il torneo brasiliano, il c.t. ha deciso di
avvalersi anche delle competenze di una figura insolita per il mondo del
pallone: uno psicologo. "Sarà utile soprattutto ad affrontare le partite
bene dal punto di vista mentale. Non esistono solo i rigori, ma anche i minuti
cruciali delle partite", ha spiegato il commissario tecnico a chi gli
chiedeva chiarimenti in merito.
48 anni dopo
Una scelta che Hodgson – e con lui tutta l’Inghilterra –
spera possa rivelarsi felice per impreziosire con il trofeo più prestigioso una
storia gloriosa, che però ai Mondiali vanta qualche partecipazione di meno
rispetto ad altre Nazionali, anche se non per demeriti sportivi. Perché loro,
che il football lo avevano inventato, ritenevano inopportuna – e forse persino
inutile – l’idea di Jules Rimet di dar vita a un campionato del mondo di
calcio. E così, dopo aver abbandonato la FIFA, gli inglesi “declinarono l’invito”
in occasione di ben tre Mondiali, i primi, quelli del 1930, 1934 e 1938. Per
poi giocare, perlopiù senza grandissime fortune, buona parte di quelli che
vennero disputati successivamente. Ma adesso l’auspicio di Rooney e compagni è
chiaramente uno soltanto: che questa possa essere la volta buona per portare in
patria un trofeo che manca da troppo tempo. Dal 1966.Leggi anche su Il caffè geopolitico
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