Ci siamo. Appare invece
difficile dire lo stesso del Brasile e dei suoi (costosissimi) stadi,
progettati e costruiti – alcuni ancora solo in parte – per ospitare le 64
partite del mondiale di calcio più costoso di sempre. E così il Paese
sudamericano arriva con qualche difficoltà di troppo alla competizione sportiva
più attesa dell’anno. Diviso dalle polemiche (molte sono state le
manifestazioni di protesta contro l’evento) e stremato dagli interminabili
lavori per costruire le opere necessarie, molte delle quali forse non verranno
mai portate a compimento prima dell’inizio della kermesse. Ad esempio: a
maggio, solo 36 sulle 93 infrastrutture programmate sono state completate,
secondo uno studio dell’associazione di ingegneri e architetti Sinaenco. Ma
procediamo con ordine. Il 30 ottobre del 2007, la FIFA assegna la ventesima
edizione dei mondiali di calcio al Brasile, che dopo gli iniziali entusiasmi
deve fare i conti con un diffuso malcontento tra la popolazione. Un malessere
dovuto agli elevati costi (secondo le ultime stime di Brasilia saranno
investiti circa 11 miliardi di euro, compreso il miliardo donato dalla FIFA)
sostenuti da un Paese, “che – per usare le parole dell’ex calciatore e oggi
senatore, Romario – ha problemi con la sanità, i trasporti e le scuole”.
Un brasiliano su due “è
contrario” ad ospitare il mondiale
E così secondo un sondaggio
condotto da Datafolha il 10 giugno il 51% dei brasiliani è a favore della
decisione di ospitare la coppa del mondo. “Il tasso – osserva chi ha condotto
la ricerca – è vicino a quello rilevato nel mese di febbraio (52%) e aprile
(48%) di quest’anno. Tuttavia, è molto inferiore rispetto al 2008 (79%) e
giugno 2013 (65%)”. Sempre secondo un sondaggio di Datafolha del 23 maggio
(Termometro Paulistano – Protestos e Copa do Mundo), il 22% degli abitanti di
San Paolo sostiene che il “Paese è preparato” ad accogliere il mondiale, il 76%
crede di no. Tante sono infatti le opere incompiute nonostante l’impiego di
moltissimi lavoratori, alcuni dei quali hanno perso la vita nel corso dei
lavori (nove, in tutto; l’ultimo è morto nella giornata di martedì a San
Paolo).
I mondiali più costosi della
storia
Quelli brasiliani saranno – con
i loro 11 miliardi di euro – quindi i mondiali più costosi di sempre: Sudafrica
2010 costò 3,7 miliardi di euro, Germania 2006 ancora meno (1,6 miliardi di
dollari più 600 milioni donati da investitori privati). Altrettanto evidente è
anche la natura dei soldi destinati a stadi e infrastrutture: pubblica. Orlando
Silva, l’allora ministro dello Sport che nel 2007 promise che “nemmeno un
centesimo di denaro pubblico” sarebbe stato usato per costruire gli stadi, è
stato così smentito. “E’ denaro prestato dal Bndes (un’impresa pubblica legata
al ministero dello sviluppo, dell’industria e del commercio estero, ndr) e che
quindi tornerà alla banca per continuare a incentivare lo sviluppo del
Brasile”, ha puntualizzato l’attuale ministro dello Sport, Aldo Rebelo. Le cose
sono comunque andate diversamente da quanto pronosticato sette anni fa: solo
tre impianti sono stati costruiti con denaro di origine non pubblica. Ma c’è
anche un’altra questione a cui gli organizzatori non devono aver pensato
abbastanza. Quattro dei sei impianti costruiti ‘dal nulla’ (Brasilia, Natal,
Cuiaba e Manaus) dopo aver ospitato il mondiale verranno abbandonati a sé
stessi. Il motivo? I club locali militano in serie inferiori (terza o quarta
divisione, a seconda dei casi), richiamando un numero esiguo di sostenitori:
tra i 2.100 e i 4.500 spettatori a gara, secondo i dati della Federazione
brasiliana di calcio (CFB). Tutto questo a un costo complessivo di costruzione
pari a 860 milioni di euro a cui si dovranno sommare le spese di manutenzione
per degli impianti che, ad eccezione del Nacional di Brasilia (70.064 posti),
possono accogliere 42mila spettatori. Non sorprendono quindi i timori del
Danish Institute for Sports Studies, che in uno studio ha valutato come il
Brasile – una volta terminato il mondiale – potrà fare uso dei suoi nuovi stadi
con un risultato non certo confortante. Così come non appaiono entusiasmanti le
ricadute che gli investimenti fin qui sostenuti dal Brasile avranno
sull’economia del Paese.
L’impatto degli investimenti
sull’economia brasiliana
Secondo un rapporto
dell’agenzia di rating Moody’s (2014 FIFA World Cup Brazil: A Quick Score for
the Beverage, Travel, Construction and Broadcast Sector), gli investimenti
affrontati avranno però un impatto molto contenuto sul Pil, contribuendo alla
sua crescita limitatamente (+0,4% nei prossimi dieci anni), mentre la spesa per
le infrastrutture in programma (11 miliardi di dollari) ammonta ad appena allo
0,7% del totale degli investimenti previsti tra il 2010 e il 2014. Diverse le
stime della Reuters (gli investimenti per il mondiale contribuiranno allo 0,2%
del Pil, in un anno in cui la crescita sarà dell’1,6%) e della società di
consulenza Ernst&Young Terco e della fondazione Getulio Vargas, che nel
rapporto Sustainable Brazil – Social ad Economic Impacts of the 2014 World Cup
del 2010 prevedevano la creazione di 3,6 milioni di posti di lavoro l’anno e
guadagni fino a 2,7 miliardi di dollari per le imprese brasiliane che operano
nel turismo e nei settori correlati. “Non sempre organizzare il mondiale si è
rivelato un affare. Nel 1994 – scrive Giovanni Capuano suPanorama.it – il Pil
statunitense aumentò dell’1,4%, nel 1998 in Francia fece segnare +1,3% e nel
2002 si ebbe crescita in Corea del Sud (+3,1%) e calo in Giappone (-0,3%)”.
Gli effetti del mondiale sulle
borse internazionali
Una curiosità. Al di là
dell’impatto economico, il mondiale ne avrà uno immediato. Il working paper
numero 1424 della Banca centrale europea (The Pitch Rather than the Pit) del
febbraio del 2012, firmato da Micheal Ehrmann e David-Jan Jansen, mette in luce
un aspetto tenuto poco in considerazione, forse anche perché inaspettato: la
correlazione che esiste tra le partite del mondiale di calcio e l’andamento
delle borse. Si scopre così che quando la rappresentativa di un Paese sta
giocando, il numero degli scambi e volumi sulla piazza interessata calano del
50%. Una percentuale che scende ancora (del 5%, precisamente) a ogni gol
realizzato.
Il precedente italiano
A pochi mesi dall’inizio
dell’evento (era il 18 marzo) e con molte opere ancora incompiute, il presidente
della Uefa Michel Platini aveva osservato che la situazione era preoccupante.
Ma in fondo – questo il ragionamento dell’ex juventino – c’era chi in passato
aveva fatto peggio: l’Italia. Ai mondiali del 1990 “si vedevano ancora operai
che davano le ultime pennellate agli stadi poco prima dell’inaugurazione”, ha
ironizzato Platini. Lavori, che come evidenziato da Il Tirreno prima e da
pagina99 poi, hanno avuto dei costi altissimi (3,74 miliardi di euro, che con
la rivalutazione Istat arriverebbero quasi a 7,5 miliardi) e che con cui
dobbiamo fare ancora i conti: nel bilancio di previsione 2014 di palazzo Chigi,
fra le voci passive ci sono ancora 59 milioni e 400mila euro per i mutui accesi
con la legge N.65/1987, quella “concernente” tra le altre cose “misure urgenti
per la costruzione o l’ammodernamento di impianti sportivi” per Italia ’90.
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